Cronache dall’India 2014 (terza puntata)

Ieri mattina (sembra che sia passata una settimana!!) sono andata alla solita lezione delle 6,45 alla scuola di Zubin a Mumbai e l’insegnante ha informato la classe che Iyengar era mancato nella notte e che quindi ci saremmo organizzati per andare a Pune al funerale, per chi voleva naturalmente. In meno di mezz’ora ho fatto le valigie, liberato la stanza   e trovato un taxi collettivo per Pune, dove sono arrivata verso le 11 e  subito trovato un’altra sistemazione provvisoria in albergo. Ho attraversato il cancello dell’Istituto con il cuore davvero in gola per l’emozione. Il colore del lutto qui è il bianco: era una giornata calda e afosa, soprattutto pensando che siamo nella stagione delle piogge e la folla che si era radunata lì era sgomenta e incredula, nel clima pesante, certo non solo per il caldo.
I numerosi italiani presenti, tra cui tanti amici, hanno raccontato che in realtà lo stato di salute di Iyengar era diventato davvero grave solo nelle ultime due o tre settimane. La figlia Geeta e la nipote Abijati erano state sempre impegnate con lui e si erano fatte sostituire per le lezioni: insomma, un clima difficile per tutto il mese di agosto, anche perché, come sempre, l’Istituto era affollatissimo in quei giorni.
Muoversi per il cortile, le anticamere, e soprattutto la grande sala al primo piano sapendo che Guruji non era più lì ha molto di irreale. Tutto continuerà a parlare di lui, della sua vita, della sua pratica, della sua missione. Dal cortile partiva una fila di persone che, una ad una, erano ammesse ad entrare in casa alla presenza dei familiari e sostare pochi secondi davanti alla salma, appoggiata secondo l’uso indiano su di una semplicissima barella di legno e coperta di fiori. Il mistero della morte sembrava magicamente svelato: niente di prezioso da conservare, solo un involucro, rattrappito, piccolissimo mentre la sua presenza era viva in ogni soffio d’aria, nelle espressioni e nel cuore delle tante persone presenti.
La cerimonia funebre è seguita immediatamente, secondo la tradizione. La salma è stata accompagnata dai bramini -tra cui il figlio Prashant- al luogo dove si svolgono le cremazioni. Dopo le preghiere di rito, il fuoco è stato acceso e poco per volta si è sviluppato, alimentato dal ghee e dallo sterco di vacca. Nel momento stesso in cui il fuoco ha iniziato a bruciare, ho notato uno strano fenomeno: gli stranieri continuavano a guardare affascinati le fiamme e a scattare fotografie, invece gli indiani se ne sono andati quasi subito, poiché per loro evidentemente la cerimonia era conclusa e non c’era più niente di commovente o di interessante da fare lì. Guruji è spirato alle 3 del mattino di mercoledì 20 agosto 2014 e alle 15 del pomeriggio, dodici ore dopo, il funerale era già concluso.
L’Istituto osserverà un periodo di chiusura per lutto di una decina di giorni. Ma è in realtà aperto a tutti, la grande, bellissima sala dove abbiamo visto Guruji praticare e insegnare è aperta, ed è possibile andare lì, rendere omaggio al semplice altare che è stato allestito, alla statua di Patanjali, sotto lo sguardo delle decine di fotografie delle asanas eseguite dal grande Maestro.
Questo è quello che mi sento di dirvi per oggi. Gli studenti si stanno disperdendo, chi va a fare un viaggio, chi è comunque di partenza…Io sono stata oggi a praticare nello studio di una insegnante che ha gentilmente accoglie gli stranieri e così continuerò i prossimi giorni…con devozione.

(20 agosto 2014)

Le preghiere dei Bramini

Le preghiere dei Bramini

 

 

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Categorie:cronache dall'india

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1 reply

  1. quante emozioni. su tutti i giornali era riportata una sua frase: vivi magnificamente, muori maestosamente.
    grande incentivo!

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