LA STABILITA’ (Sthiti)

La stabilità corrisponde all’elemento terra, alla qualità dell’inerzia, del non movimento. Sthiti viene frequentemente usata da Patanjali con riferimento alla fermezza; ma viene anche usata nella forma di participio passato per indicare il fondamento, o semplicemente l’esserci.

La forza di gravità non fa parte delle cose che possiamo scegliere, ma è un elemento di prakrti, e rappresenta la qualità di tamas, inerzia. La condizione umana è un continuo dialogo con la gravità, con ciò che ci lega alla terra, sia in senso negativo che positivo. Vivendo in un mondo dominato dal dualismo, senza la terra non possiamo sperimentare l’elevazione, la leggerezza. Una condizione di possesso di beni terreni, la stabilità economica, senza esagerare, è quello che serve per iniziare un cammino spirituale; ma ci sarà un momento in cui i beni della terra andranno abbandonati.

La stabilità e la fermezza sono soprattutto qualità della mente. La pratica è lo sforzo della mente di rimanere concentrata e proprio qui, su questa ispirazione, possiamo immaginare una sequenza di asana che ci consenta di sperimentare come la concentrazione della mente ci possa far sentire la stabilità del corpo. Come le circostanze della vita a volte ci costringono alla ricerca di nuovi equilibri, così nella pratica delle asana, l’attenzione della mente si deve fermare su alcuni punti specifici, eseguendo posizioni che hanno un diverso orientamento con lo spazio e rapporto con la terra sotto i nostri piedi.

Per dare stabilità al corpo occorre lavorare sulle caviglie, i polsi e l’osso sacro, in modo da trasformare l’inerzia in elevazione. La pelle dei piedi e delle mani si deve allargare, i talloni e i polsi sono i punti dove si concentra il peso, ma questo non deve avvenire in modo passivo. Per fare questo, occorre controllare l’esterno del polso e l’esterno della tibia. Provando a praticare con una cintura, si capisce subito il lavoro.

Anche dove le mani sembrano avere un ruolo meno importante, sono comunque fondamentali per la stabilità; per questo eseguiamo trikonasana, parsvakonasana con la mano piatta sul mattone, come preparazione a vasistasana. Portando la testa del femore in dentro, si può estendere il tronco nella direzione opposta: questo è, ad esempio, il lavoro di ardha chandrasana, che diventa fondamentale per la stabilità in vasistasana e anatasana

Adho mukha virasana
adho mukhasvanasana
uttanasana
tadasana con mattone tra le cosce
prasarita padottanasana
utthita trikonasana mano piatta su mattone
utthita trikonasana piede davanti su mattone

IMG_2240
utthita parsvakonasana mano piatta su mattone
utthita parsvakonasana piede davanti su mattone
Layout-2
ardha chandrasana
ardha chandrasana mano su mattone
adho mukha svanasana
vasistasana preparazione
vasisthasana completo
anantasana

sirsasana (al muro; corda alle tibie=tadasana)
setubanda sarvangasana bolster

pranayama

savasana

I.8 viparyayo mithyā-jňānam atad-rûpa pratişţham: L’errore è la falsa conoscenza fondata (pratişţham) sull’apprendimento scorretto (di qualcosa)

I.13 tatra sthitau yatno ‘bhyāsaḥ: La pratica è lo sforzo della mente di rimanere concentrati

I.35 vişayavatī vā pravŗttir utpannā manasaḥ sthiti nibandhanī: O ancora quando ci si concentra su un oggetto e questo porta fermezza nella mente

II.18 prakāśa kriyā sthiti śīlam bhutendriyātmakam bhogāpavargārtham dŗśyam: Quello che è conoscibile ha la natura dell’illuminazione, dell’attività, dell’inerzia. Consiste dei sensi e degli elementi e esiste con lo scopo di provocare la liberazione oppure l’esperienza

II.48 sthira sukham āsanam: L’asana è la perfetta stabilità del corpo e buona disposizione dello spirito

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